BRUNA CONDOLEO

CONTRASTI

13 dicembre 2025 – 30 gennaio 2026

Carlo d’Orta Art Studio
Roma 

Testo introduttivo alla mostra “Contrastio” dove la scultrice dialoga con le opere di Carlo d’Orta esprimendosi tramite la distanza.

L’arte di Matilde Mancini non è definibile con una formula estetica che esaurisca appieno il suo potenziale espressivo: astratte, materiche, surrealiste, le sue opere rivelano una complessità che merita una lettura meditata, progressiva, lenta, per prendere contatto con memorie e folgorazioni, con metafore e simboli di cui si sostanzia il suo originale linguaggio.

I bronzi di Matilde Mancini sono immagini metamorfiche che riflettono un’ autonomia espressiva, nutrita d’antico, ma attualissima nei contenuti; dalle sue creazioni ella elimina ogni dato superfluo, sintetizza e trasfigura le forme reali accentuando i contrasti e accendendo di luminismi intensi un tessuto tonale fortemente materico.

L’Artista esplora gli abissi dell’animo ove si annidano le forze distruttive della violenza e dell’intolleranza: acume visionario e un tratto sismico sono i caratteri costitutivi del suo originale stilema.
I pensieri di Matilde Mancini si materializzano in figure che appaiono “non finite”, lacerate nel corpo e nello spirito dal dinamico avvitarsi dei piani; alternando convessità e concavità la scultrice modella le forme applicando il principio dei “vuoti attivi”, che forano le contorte superfici annullando la sensazione di peso.
Come fossero consumate dal tempo le sue opere affascinano, pongono quesiti, alludono all’inferno ma anelano anche al cielo, perché la vita è lotta, rinuncia e mistero profondo: ecco allora che alcune sculture si trasformano in voli leggeri conquistando lo spazio con andamenti verticali in cui sembra stemperarsi la tensione emotiva.

Esaltate dai vibranti giochi di luce del bronzo, le sculture riflettono le ansie esistenziali e la precarietà del vivere, ma traducono anche il desiderio di pace e di verità.
La deformazione dell’immagine naturale è utilizzata in senso espressionista: ogni lavoro, infatti, evoca un elemento di realtà, come la violenza di un’esplosione bellica o lo slancio dinamico di una figura nello spazio.
Il mito, grazie alla sua polivalenza semantica, si trasfigura in aggraziate modulazioni di piani (Piccola sirena), né mancano allusioni al mondo letterario (Don Chisciotte), anche se prevalgono i richiami alle contrapposizioni umane, espresse attraverso deformazioni formali, metafore di ogni sfida (Contrasti, Ostilità, Elegia di guerra).

La profonda umanità della sua poetica, coniugata alla forza immaginativa, le permette di oltrepassare culture e ideologie, poichè nasce dalla convinzione che l'umanità patisca tormenti, avverta bisogni e nutra speranze comuni e possa dunque prendere consapevolezza dei mali che rischiano di distruggerla, ovunque si trovi a vivere.